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domenica 28 novembre 2010

Focus, Norme Antidiscriminatorie : excursus sulle leggi europee

Leggi antidiscriminatorie

Le leggi antidiscriminatorie tutelano i cittadini appartenenti a minoranze o gruppi contro possibili violenze, persecuzioni o delitti motivati da odio. Il Parlamento europeo è intervenuto più volte chiedendo agli stati membri di legiferare in materia antidiscriminatoria con risoluzioni che, più o meno sinteticamente, ribadivano la necessità che venissero adottate legislazioni antidiscriminatorie in vari ambiti daglle legislazioni nazionali, tenendo conto fra le altre, e allo stesso titolo, anche della discriminazione antiomosessuale. Il 26 settembre 2000 la stessa Assemblea ha approvato, con la maggioranza del 77 per cento, una nuova raccomandazione (n. 1474) a tutti gli Stati membri ad introdurre una completa legislazione antidiscriminatoria (oltre che a riconoscere la parità di diritti per le coppie omosessuali e ad includere un divieto esplicito di discriminazioni basate sull’orientamento sessuale nella Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali). Molti Stati europei hanno adottato iniziative per allinearsi alle due direttive UE del 2000: la direttiva sull’uguaglianza razziale (2000/43/CE), che vieta, nella vita di tutti i giorni, la discriminazione fondata sulla razza o sull’origine etnica, e la direttiva sulla parità di trattamento in materia di occupazione (2000/78/CE), che vieta la discriminazione, in materia di occupazione e formazione, fondata sulla religione o le convinzioni personali, la disabilità, l’età o l’orientamento sessuale.

sabato 27 novembre 2010

Focus, Norme Antidiscriminatorie : Apologia di Fascismo

L'apologia del fascismo è un reato previsto dalla legge 20 giugno 1952, n. 645 (contenente "Norme di attuazione della XII disposizione transitoria e finale (comma primo) della Costituzione"), anche detta "legge Scelba", che all'art. 4 sancisce il reato commesso da chiunque «fa propaganda per la costituzione di un'associazione, di un movimento o di un gruppo avente le caratteristiche e perseguente le finalità» di riorganizzazione del disciolto partito fascista, oppure da chiunque «pubblicamente esalta esponenti, princìpi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche».
La "riorganizzazione del disciolto partito fascista", già oggetto della XII disposizione transitoria della Costituzione, si intende (ai sensi dell'art. 1 della citata legge) riconosciuta «quando un'associazione, un movimento o comunque un gruppo di persone non inferiore a cinque persegue finalità antidemocratiche proprie del partito fascista, esaltando, minacciando o usando la violenza quale metodo di lotta politica o propugnando la soppressione delle libertà garantite dalla Costituzione o denigrando la democrazia, le sue istituzioni e i valori della Resistenza, o svolgendo propaganda razzista, ovvero rivolge la sua attività alla esaltazione di esponenti, principi, fatti e metodi propri del predetto partito o compie manifestazioni esteriori di carattere fascista».

venerdì 26 novembre 2010

Focus, Norme Antidiscriminatorie : La Legge Mancino

Legge italiana del 1993 che ha introdotto la condanna per gesti, azioni e slogan legati all'ideologia nazifascista, e aventi per scopo l'incitazione alla violenza e alla discriminazione per motivi razziali, etnici religiosi o nazionali. La legge punisce anche l'utilizzo di simbologie legate a suddetti movimenti politici. La legge ha comportato una immediato smantellamento di organizzazioni neo-fasciste e neo-naziste e la relativa chiusura delle sedi di queste organizzazioni.Purtroppo oggi questa Legge è di fatto ignorata, e molte di queste organizzazioni proliferano indisturbate grazie al ventennio di governo Berlusconiano. Addirittura varie organizzazioni e partiti, in primis la Lega Nord, non nascondono una critica aperta contro questa Legge.La legge di riferimento per la tutela dalla discriminazioni in Italia è la cosiddetta legge Mancino n. 205 del 1993, detta "antinaziskin" che assicura protezione contro le discriminazioni motivate da condizioni razziali, etniche, nazionali o religiose. L'orientamento sessuale, dopo un lungo dibattito, fu però deliberatamente lasciato fuori dalla formulazione, nonostante le proteste della militanza omosessuale.